Matacognu

ETIMOLOGIA SICILIANA DELLA PAROLA "MATACOGNU"
Di Alphonse Doria

Un po’ di tempo fa ho letto “Il re di Girgenti” del Grande Maestro Andrea Camilleri, mi sono allietato, come sempre con le sue opere. A pagina 193 dell’edizione Sellerio editore Palermo leggo: -“Ma chi li trova i soldi per pagare il frumento?” spiò don Occaso Barbèra che certe volte non capiva un’amata minchia.- Ora, peccando di presunzione vorrei correggere, o per meglio dire precisare questa espressione “amata minchia” che in siciliano significa poco e niente, perché è più esatto dire una mata minchia, che significa qualcosa che sconfigge, abbatte, la verga dell’uomo. Mata, da mattare, dal latino mactare, uccidere, poi usato nel 1300 (circa) come fiaccare, opprimere, abbattere, languire. Abbiamo un esempio corrente nella lingua spagnola: matador sm. sp. (propr. uccisore). Il torero che, nelle corride, uccide il toro con la spada; viene detto anche espada. In poche parole mataminchia (dovrebbe scriversi tutto unito) è il contrario di matacognu. Se la prima significa l’ammazza il sesso maschile la seconda significa l’ammazza il sesso femminile. Cognu non bisogna confonderlo con cugnu che significa cògno o cuneo, cioè uno strumento di legno o di ferro che si incunea tra una stanga e una porta per chiusura, bensì con cònio sm. [sec. XIII; latino cunĕus, cuneo]. 1) Matrice in acciaio di forma generalmente cilindrica... (moneta, medaglia). A questo punto mi potete chiedere che centra il vile denaro con il sesso femminile? Dante Alighieri nella sua Divina Commedia precisamente Inferno Canto XVIII verso 66 per una donna che fa l’antico mestiere di prostituta
usò questa espressione: “Femina da conio”. Il conio o cogno era pure una misura a forma di barile che si usava per misurare l’olio per pagare un nolo, appunto venivano così dette anche le meretrici. Per tanto si intende per matacognu, l’ammazza sticchiu, precisamente, la minchia. Scusate la volgarità ma non se ne può fare a meno.


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