N° 1 : Cirque du Soleil

Gran parte dei lettori, forse, non ricorderà l’ argomento oppure solo di riflesso ma posso assicurare, il Cirque du soleil gode della massima considerazione e rimane un punto fermo nell’ ambito del panorama artistico mondiale.
    Il Cirque du soleil viene fondato nell’ anno di grazia 1984  in Canada nel Quebec precisamente, da Guy Laliberté, presto il fondatore trova la collaborazione di vari ecclettici personaggi, fra i quali Franco Dragone italiano di nascita ma cresciuto in Belgio, valido alleato assieme a Laliberté mette la firma su molti spettacoli del Cirque: Cirque du Soleil (1985), La Magie continue (1986), Le Cirque réinventé (1987), Nouvelle Expérience (1990), Saltimbanco (1992), Mystère (1993), Alegría (1994), Quidam (1996), La Nouba et "O" (1998).

    Materia principale della trattazione, sarà la mia innaturale avversione verso lo spettacolo “Alegrìa” e vari spettacoli simili come il musical “il Gobbo di notre-dame” di Riccardo Cocciante e tutto quello che ne consegue (pensate alle interviste di Cocciante nelle quali parlava con un accento francese forzato), le tappe estive dei ragazzi di Maria De Filippi per le sagre paesane dove vanno a mostrare le proprie doti canore, ginniche, teatrali con quei odiosi elastici attaccati sui pantaloni.

    Consapevole, della reazione  negativa, contraria e  disgustata (verso queste righe) della quasi totalità di voi lettori, ribadisco il mio dissenso e riferendomi ad  “Alegrìa” composto da:  Il Trapezio Sincronizzato / Il Trapezio Solo “Giovani ed audaci, le due graziose trapeziste volteggiano eteree nell'aria. La loro danza aerea cattura l'energia in ogni soffio di vita nella simmetria dei loro movimenti”. Power Track “esercizi ginnici ed acrobazie ad alto contenuto energetico si alternano, raggiungendo altezze impressionanti e velocità da cardiopalma su di un sistema di trampolini sovrapposti dalla forma allungata che compare sul palco quasi per magia”. L'Uomo Volante “questo virtuoso delle acrobazie sfida la forza di gravità e qualsiasi logica con il suo numero di forza e grazia che combina insieme l'elasticità del bungee con la potenza degli anelli, volteggiando nell'aria ed eseguendo acrobatiche evoluzioni. Poi ancora le Pertiche, la Danza dei coltelli di fuoco, le Sbarre Aeree,  la Barra Russa , vi  dico dimenticate la vecchia arte circense, rimpiango le noiosissime trasmissioni televisive del festival del circo di Monte Carlo, la nostalgia dei clown tristi e malinconici alberga nell’ animo di chi scrive.
    Quale bisogno abbiamo di tutto questo? “saggezza caucasica!” (come direbbe Michael Moore) personaggi coperti da costumi di scena, che rimandano ad un carnevale veneziano con venature glam anni ’70, confondendosi pure con personaggi scappati dal film “La storia infinita” (manca solo il cane gigante che vola!), dimenticatevi maghi e prestigiatori, belve feroci, la classica orchestrina, clown goffi, giocolieri e abituatevi a un esercito agguerrito di funamboli, trapezisti spaziali, ballerini-saltatori stellari, coreografie oniriche, gente che balzando passa attraverso palazzine in scenografia (vedi spettacolo “Alegrìa”), prestanti clown, una esplosione  di energia! (wow!)
    Questa variante artistica dello spettacolo circo interessante, innovativa, globale è coraggiosa e meritevole della dovuta attenzione, ma non si può non negare che il mondo del cirque è discutibile quanto meno opinabile, il tutto mi risulta incomprensibile, insensato, astratto, snervante, sfuggente.
    Devo ammettere di aver tentato di seguire alcune repliche dello spettacolo “Alegrìa” alla tv, ma complessivamente mi è riuscito impossibile, dopo pochi minuti scattava in me un senso generale di nervosismo, subdolamente saliva dall’ inconscio una anormale intolleranza verso quelle immagini; vedere quei soggetti saltare a destra e a manca mi faceva letteralmente stare male, rabbrividisco all’ idea di assistere dal vivo all’ interno della mega arena-tendone e delle possibili conseguenze per la mia persona e per chi poteva starmi vicino.
    La scorsa primavera in occasione della tappa romana dello spettacolo “Alegrìa”, la mia persona è stata assediata  da innumerevoli nonché notevoli cartelloni pubblicitari (naturalmente mi infastidivano non poco) che recitavano “a grande richiesta!” mi domando, chi sarà stato a formulare questa “grande richiesta”? Davvero possono camminare sul sacro suolo italico queste figure illuminate, con un ardimento artistico di cotanto spessore e la mia esistenza continua a trascinarsi miseramente senza trarne giovamento?
    Sicuramente gran parte dei lettori forse, non sarà d’ accordo con queste considerazioni, infatti “tutto è buono” (riferendomi a un vecchio detto popolare) basta ricordare la vicenda della croce di cristallo sulla quale doveva cantare un suo brano la pop-star Madonna ci ha rincoglionito un intera  estate e per i fan è risultato ovvio che il “numero” valesse il prezzo del concerto.
    Personalmente scrivo dell’ inopportunità, dei cartelloni pubblicitari, perché il fascino irresistibile di quella cozzaglia di saltatori avrebbe comunque generato interesse nella gente comune
 e se non fosse bastato, le cellule intellettual-chic annidate nei vari strati dell’ opinione pubblica facendo sulla sensibilità artistica, innovativa e culturale dello spettacolo sarebbero riuscite a destare le genti dal loro “sonno intellettuale”.
    Probabilmente, il cirque è una giostra per fare soldi, ma è solo una mia ipotesi (non voglio turbare la sensibilità artistica di qualcuno) per quanto vaga forse, rilassato dopo queste considerazioni nei confronti di quello che definisco “sistema denaro” del quale il cirque, forse, potrebbe fare parte (ripeto è un ipotesi ) mi appresto a trasferirmi in una località sicura sull’ appennino munita di rifugio anti-atomico, ormai sento sul collo il fiato di quei irritanti acrobati e funamboli vestiti alla maniera del miglior David Bowie come usciti da una guerra galattica, un mucchio di lustrini e piume.
    Per quanto iniqui, chiedono ed esigono vendetta in considerazione dello schifato orrore che provo per loro e della mia volontà di non vederli neanche gratis alla televisione.