N° 2 : coltelli che non tagliano


Dal dopo guerra sino ai giorni nostri, innumerevoli mutamenti sono avvenuti nel panorama sociale e culturale degli italiani. E’ risaputo, come il popolo italico attaccato a determinate tradizioni , a veri rituali quotidiani, si ritrovò  malvolentieri costretto a cambiare le propie abitudini.
Sono ben lontani  i tempi nei quali il capo famiglia a tavola divideva il pranzo a tutti i commensali, momenti ben immortali nelle malinconiche pellicole neorealiste di Rossellini e De Sica , infatti con il cosiddetto “Boom economico” o meglio “Miracolo italiano”  incominciano a cambiare molte cose.

Cresce l’economia, girano più soldi, aumenta la richiesta di prodotti, si espandono le aziende, nuovi posti di lavoro ed in nome della sacrosanta produttività cambiano i canonici turni di lavoro.
Una moltitudine di gente si ritrova a saltare i pasti oppure a fare pausa e mangiare in orari improponibili, abituati a far ritorno al focolare domestico e pranzare comodamente seduti si ritrovano a dover consumare il pasto  in piedi “al volo”  e soprattutto fuori casa  avendo solo come  alternativa  la mitica e chiassosa mensa aziendale.

In questo ambiente estremamente competitivo dove vince lo spirito di adattamento, entra in scena l’ oggetto della disputa,  è inutile negarlo, chiunque abbia mangiato almeno una volta in una mensa si è dovuto confrontare con quei odiosissimi coltelli  del tipo tutto acciaio (appena seghettati  sulla punta) che non tagliano nemmeno l’ ossigeno.
Secondo fonti non ufficiali, il “coltello che non taglia” sembra avere una funzione meramente decorativa orientata verso l’abbinamento con forchetta e cucchiaio tutto acciaio al fine di rendere più “chic”  il sevizio, (fermo restando l’ idea per la quale se una persona volesse cercare un po’ di chic andrebbe in un ristorante Giapponese e non in una mensa collettiva  oppure in bar convertito  ristorante!) il problema proposto è di natura “filosofico-pratico” :  la funzione del coltello è quella di tagliare (almeno così dicono i più) quindi un “coltello che non taglia” non ha motivo di esistere oppure bisogna dargli un nome nuovo magari di fantasia ed attribuirgli una funzione alternativa  come scaccia-mosche ad esempio.
A questo punto i lettori possono porre un quesito: perché non utilizzare il “coltello che non taglia” come spalmatore  di salse, creme e cibaglie varie? Domanda  intelligente, questa funzione dovrebbe rispecchiare a pieno le caratteristiche tecniche dell’ oggetto, purtroppo esperimenti condotti con metodi empirici hanno smentito tutte le aspettative in quanto il calore generato per attrito dalla lama del   “coltello che non taglia”  e l’ ipotetica fetta di pane sembrerebbe alterare le caratteristiche organolettiche dell’ alimento da spalmare.
Oltre a rappresentare un oggetto senza una funzione specifica, il “coltello che non taglia” impersona lo stress della società odierna nonché le ansie e timori: tale oggetto ideato per facilitare la nostra pausa pranzo invece di aiutarci ci sprofonda in un incubo quotidiano, come tanti manichini  siamo costretti  a tagliare pezzi megalitici di carne e contestualmente evitare di forzare il taglio per non raschiare il piatto.
E cosa dire del capitolo frutta  Solo i più temerari si avventurano nello sbucciare una mela altri si limitano a mangiarla con tutta la buccia (facendosi così una buona dose di pesticidi), altri  mestamente decidono di passare direttamente al caffè per evitare figuracce impensabili. Ma come, l’ uomo è arrivato sulla luna, ha inventato internet, i quiz televisivi, ascolta la musica lirica e non riesce a liberarsi di questo ignobile e insignificante oggetto? A parere dello scrivente il problema sembra  essere ignorato, l’ uomo spesso per timore, per protezione reagisce ignorando tutto.
Vantando inoltre una modesta esperienza da cameriere nel campo della banchettistica, vi posso assicurare,  il problema è serio, va affrontato! Se ripenso a quelle signore grassone di mezza età  alle prese con un’ altra diavoleria del progresso: la “paletta da trancio”  più comunemente chiamata “coltello a pesce”, codesta posata ha una sua logica tattica con un bel trancio di pesce già sporzionato, ma quando della povera gente viene costretta a servirsi di tale posata con altre portate alternative si entra nel campo della metafisica ed  i risultati sono catastrofici, personalmente mi ricordo di battaglie epiche tra giovani testimoni di nozze e immani involtini di pesce spada  con massa a vuoto di circa 200g , oppure autentiche imboscate tese da parenti provenienti dalla Germania ad agguerriti ed infingardi gamberoni alla piastra.
Consapevole del fatto che dagli orrori ed errori del passato si deve costruire un futuro migliore, è opportuno affrontare il “coltello che non taglia” ovvero la bestia silente, oscura, malvagia, la quale maledice e ostacola i nostri pranzi e momenti di relax. 
In via del tutto informale comitati clandestini si stanno organizzando per spezzare la tirannia nelle mense e nei posti assimilati dei “coltelli che non tagliano” cercando di rimpiazzarli con i gloriosi  e social-popolari  “coltelli dal manico marrone” da pizzeria  dal vago sapore proletario ma che in compenso tagliano pure l’ anima, acquistabili in tutte le mercerie della galassia .
Con buona pace  degli ecologisti  i quali sicuramente obbiettano sull’ uso della plastica per la fabbricazione del manico,  e tutto il relativo discorso sull’ inquinamento ecc. ecc…….. comunque gli stessi ignorano le migliaia di tonnellate di acciaio impiegate nella produzione di queste infami e subdole posate sparse per tutto il globo terrestre.
Nella speranza di non essermi conquistato le antipatie: delle combriccole di ecologisti, dei gestori delle mense, dei rappresentanti di posate, delle lobby dell’ acciaio (di solito questi tipi non reagiscono bene quando viene messo nel dubbio il loro operato), i maestri del “Bon-Ton” (loro si  interessano di tutto e si chiamano sempre in causa) e di tutti quelli che trovano soddisfazione nel mangiare con un set di posate tutto acciaio sentendosi più “chic”,  fiducioso aspetto almeno la possibilità di scegliere tra coltello tamarro  “tipo manico marrone”  tagliente come la lingua di una zitella navigata  oppure un insignificante   “coltello che non taglia”  tutto acciaio incapace di squartare un innocuo budino al caramello.

PDs