Nuovomondo, un film da vedere

NUOVOMONDO E I SICILIANI DI EMANUELE CRIELESE
Di Alphonse Doria

Appena finito di vedere il film, mi sono chiesto: ma Crielese è siciliano? Ho subito ricercato su internet e non è siciliano, scrivono romano. Mi dico: ma il suo occhio è siciliano! Ha saputo guardarci dentro in ognuno di noi Siciliani. Poi cercando, scopro ch’è di origine siciliana, si è siciliano e non poteva essere diversamente, perché certe interiorità della nostra Madre Terra si sanno non per cultura ma per sofia. NUOVOMONDO è di una bellezza unica, di una profondità culturale e una libertà di pensiero da farmi restare a bocca aperta per mezzora. L’unica voglia che ho è di rivederlo e rivederlo ancora perché non mi è bastato capire o per meglio dire carpire tutto.

E poi, dopo la TERRA TREMA di Luchino Visconti del 1948, altro coraggioso maestro del cinema che ha adottato come lingua del film il Siciliano (un Siciliano dialetto di Aci Trezza), ecco NUOVOMONDO ma non è una parlata di Petralia Sottana, questa volta è la Lingua Siciliana. Eppure, quel nuddu pronunziato dentale invece di cacumunale da quella bellissima attrice (Federica De Cola) nella scena delle due sorelle che vanno da Donna Fortunata, a magara (grandissima Aurora Quattrocchi), mi aveva lasciato perplesso. Poi alla fine ho notato che è stato l’unico evidente errore di pronuncia. La pronuncia perfetta è difficile per chi non è cresciuto proprio in Sicilia.
Mi sono permesso di telefonare alla Pro loco di Petralia Sottana e ho rilevato che i luoghi sono limitrofi, come la massaria e la montagna. La parlata non è quella del luogo è più universale, i dialoghi sono spontanei, e non vi archeismo, vi sono presenti delle innovazioni come il pronome personale iu anche se non corrisponde storicamente al novecento, rende la comprensione totale senza bisogno dei sottotitoli. Tanto per avere una nota precisa nei primi del novecento di quel mondo contadino, era più probabile che il nostro Salvatore Mancuso (eccellente Vincenzo Amato) avrebbe detto ieu, eu, e, iè dal latino ego (tipo arcaico). Poi vi sono anche diverse parlate in relazione ai personaggi.
E’ un film storico verista, le immagini sono abbastanza suggestive. Di grande effetto epocale il distacco della nave dalla terra ferma. L’inquadratura dall’alto lascia vedere un insieme di persone, rumori fortissimi segnalano che qualcosa sta per succedere. E quel popolo di teste incomincia a dividersi, in una inimmaginabile linea di scissione tra quelli fermi sulla banchina e gli altri rimasti sulla nave. Partire è spartire, separare, dalla terra e dalle persone. 14 milioni di italiani emigrarono per le americhe tra il 1880 e i primi decenni del novecento. Il Fato ha voluto chi partisse e chi restasse. E tra chi partì vi furono onesti, ribelli che non riuscirono a rassegnarsi nella perdita della sovranità nazionale della Sicilia, e malacarni…
Mi sono divertito nell’ascoltare il dialogo tra Salvatore Mancuso e gli altri viaggiatori dopo le presentazioni:
-E cu ci ajva durmutu ma’ cu tutti sti straneri tutti ‘nzemmula? Esterna Salvatore
-Stranieri? Ma unni sunnu sti stranieri? Qua semu tutti italiani! –Risponde uno dei passeggeri.
-Italiani?
-Si, Italiani!
-E ssu quali lingua parlati?
-Ma perché lei non lo sa ca è italiano?
-Vossia ca sapi tutti sti cosi, quann’è ca videmu stu gran Lucianu?
-E cu è stu Lucianu?
-No voli diri l’oceanu! –Altro passeggero.
In quella imbarcazione della Florio in maniera così schietta e senza retorica Salvatore Mancuso viene a conoscenza che non è più siciliano ma italiano, ma cosa poteva mai significare per chi aveva lasciato la sua terra, le sue bestie, la sua robba, per un NUOVOMONDO? Vada pure come dice questo straniero, avrà pensato Salvatore, ora siamo pure italiani come prima eravamo, Arabi, Greci. Romani, Normanni eccetera nei vari millenni della stratificata storia siciliana. Ora siamo Italiani!
In questo film finalmente si parla in Siciliano, solo perché è la lingua di quella storia, di quei personaggi. senza criminalizzare il Popolo Siciliano, così denotando i personaggi nei ruoli tra i buoni e i cattivi. Lingua utilizzata in ogni suo termine nella pienezza consapevole del loro significato. (Prof. Marco Scalabrino: …uno studio del Centro Ethnologue di Dallas ha, compiutamente, così fissato: < Il Siciliano è differente dall'Italiano standard in modo abbastanza sufficiente per essere considerato una lingua separata; è inoltre una lingua ancora molto utilizzata e si può parlare di parlanti bilingui > in Siciliano e in Italiano standard.)
Non vi è solo la questione lingua in NUOVOMONDO che sorprende, ma anche il lato religioso. Le ragazze vanno dalla Magara, per il loro malessere. Chi è la Magara? In un sincretismo avvolgente è la sacerdotessa celtica della Grande Madre (Demetra): la quale libera la ragazza dal serpente (simbolo) tra le gambe. Lei non conosce parole di carta e le immagini mostrate preferisce bruciarle. Lei parla con i morti. Porta sulle spalle un fascio di legna. Ed ha un nipote che non è muto, non vuole parlare, non interessa. Però il “muto” è abbastanza eloquente con quei richiami animaleschi e il mostrare il proprio umorismo con le lumache sulla testa. Un farsi notare come un rituale amoroso per quelle due donne. Linguaggi arcaici che non hanno bisogno di parole. Quella vecchia terra, quella Sicilia, piena di misticismo, dove sembra che gli dei ancora non l’abbiano abbandonata. Così vediamo il protagonista e il figlio Pietro (Filippo Pupillo) con i sassi in bocca a piedi scalzi salire quella ripida montagna di pietre per andare a chiedere a Dio se la loro partenza era favorita o meno. Sputarono i sassi imbrattati del loro sangue e chiesero un segno. E il segno non tardò ad arrivare, portato da quel novello Pan del ragazzo “muto” Angelo (Francesco Casisa). Cipolle, polli e carote giganti, alberi di soldi e fiume di latte: il NUOVOMONDO! Così i nuovi eroi partirono.
Il tema dell’emigrazione a noi Siciliani ci tocca da molto vicino, visto che siamo stati e purtroppo continueremo ad esserlo, un Popolo di emigranti.
Voglio segnalare un altro grande film trattò questo tema: IL CAMMINO DELLA SPERANZA (1950) di Pietro Germi. Questi altri eroi partirono da Favara (AG), dopo la chiusura della miniera di zolfo, con tutta la rabbia sociale e la speranza di un mondo migliore, questa volta la Francia. Proprio in questo film il canto VITTI NA CROZZA (anonimo del XVI secolo) assume caratteristiche d’inno del Popolo Siciliano. Le stesse parole sono un canto alla vita mentre evidenziano la morte. Da segnalare che molti traducono: Vitti na crozza supra u’ cannoni – Ho visto un teschio sopra un cannone; in maniera sbagliata perché u cannoni in questo caso è una torre di confine di forma circolare. (L’autore di questo brano è un contenzioso SIAE da diversi decenni).
La storia di NUOVOMONDO viene affidata alle donne da Donna Fortuna alla Signorina Luce (sensuale e affascinante Charlotte Gainsbourg). Mentre la prima dovrà rinunziare e tornarsene indietro la seconda lo introdurrà nel Nuovomondo, nel vecchio gioco dell’amore e della vita quando in un uomo la madre soccombe all’amore della propria compagna.
Grazie Emanuele Crielese! Grazie maestro!

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