Penza



17 GIUGNO 1945
IL GIORNO DELLA MEMORIA
IL GIORNO DELL’ONORE

IL GIORNO DEI CADUTI DELL’EVIS!


Mi trovo vicino con tutto me stesso ai fratelli indipendentisti TUTTI che celebrano questa giornata, grazie a gli inviti del M.I.S. e a quelli del F.N.S. ci sarei stato sicuramente se non fosse per il mio lavoro notturno di operaio che non mi permette di spostarmi così tanto. Mi qualifico politicamente come indipendentista sicilianista, forse con presunzione, ma sicuramente con orgoglio e piena coscienza del significato di questo binomio.
Opero continuamente e attivamente nella mia comunità per la Sicilia, non impongo nessuno, anche perché non potrei, ma non voglio a priori, le mie concezioni politiche, però li manifesto volontariamente. Pertanto quando capita che un fratello sicilianista, a maggior ragione indipendentista, mi viene a fare visita a Siculiana, non solo gli apro le porte della mia casa ma anche quelle del mio cuore. Questo mio comportamento può non piacere a qualcuno e magari frainteso però siamo così pochi ed in via di estinzione che non mi pongo nessun condizionamento mentale. Mi dispiace per qualcuno che crede di montare la tigre sicilianista, come il Movimento Autonomista di Lombardo, non riesco a vedere con positività, forse perché parla molto romano, italianesco, per essere compreso da me. Ritorniamo a quel 17 giugno 1945, chi c’era dietro la casa cantoniera? Uomini della brigata partigiana di Parri? L’Italia fa ancora buio su questa strage di stato, ma noi Siciliani ne parliamo così chiaramente, o ricordiamo ancora ammutoliti pieni di paura? Io nelle mie preghiere di ogni giorno ricordo sempre i nomi dei caduti: Carmelo Rosano, Antonio Canepa, Giuseppe Lo Giudice, e tutte le Vittime Siciliane, e non solo il 17 giugno di ogni anno. Ma ogni 17 giugno avrei avuto il grande piacere di condividere queste mie preghiere e questo mio ricordo con tutti i Fratelli di Sicilia, pertanto ritenetemi presente. Vogliamo parlare del 60° anniversario dell’ARS o è meglio calare un velo pietoso? Della presenza di Giorgio Napoletano in Sicilia, Presidente della Repubblica Italiana e di tutta la stampa nazionale e di tutti i telegiornali nazionali che hanno taciuto questa notizia, mentre quando Napoletano va a cesso ne danno ampia notizia tute le reti? Perché questo silenzio? Solo a livello regionale, non fuori i confini, perché? Forse perché siamo una colonia e l’Autonomia conquista con il sangue dei nostri Martiri dell’Evis, è diventato lo strumento di colonizzazione? Covo di ascari traditori del Popolo Siciliano, che non fanno niente tranne che i fatti propri! Se in Sicilia c’è la disoccupazione, se in Sicilia c’è la mafia, la responsabilità è solo politica, la vostra politica Signor Presidente d’Italia! La vostra politica, cari romani, cari italiani, finalmente è fallita tuta senza distinzione di colore, questo è pericoloso per la democrazia, ma almeno prendetene atto!


ANTUDU!

Jsamu a testa
Fratuzzi me!
Rapemu u cori,
Fratuzzi me
C’orgogliu e cu anuri!

Alphonsedoria

3 commenti:

  1. FOFO' LA SICILIA BELLA E', GIUSTA E'.


    LI TESTI SU CA SANNU A CANGIARI

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  2. Ah, la notte, allora!

    , Dai paralleli della terra abbaiavano i cani, agli orizzonti; e i sette cicli invisibili, le montagne della Via Lattea, si riempivano di gelsomini. Dieci, quindici erano le stelle; pure noi ne sentivamo un profumo di milioni. E mio padre aveva suonato il corno dapprincipio.

    Poi avvertiva qualcosa, nell'orecchio, e gridava:

    - Chi va là?

    Si trattava di qualche altro carrello sulla linea,

    avanti a noi.

    - Polonio, — era la risposta.

    Oppure:

    - Fortebraccio.

    Oppure:

    - Orazio.

    E tutti erano uomini ignudi e folli che si impadronivano delle fantasime per virtù del vino"


    — Oh, mondo offeso! Mondo offeso! — gridai io, a questo pensiero. Non mi aspettavo risposte se non dalla memoria, invece me ne giunse una dalla sottostante terra.

    Fu una voce che disse: — Ehm!

    :

    (CONVERSAZIONI IN SICILIA – Cesare Vittorini)

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  3. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venti-

    cinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso

    di magnifìche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori,

    nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui noi

    abbiamo dato il la; noi siamo dei bianchi quanto lo è

    lei, Chevalley, e quanto la regina d'Inghilterra; eppure

    da duemilacinquecento anni siamo colonia. Non lo dico

    per lagnarmi: è colpa nostra. Ma siamo stanchi e

    svuotati lo stesso... "


    Questa violenza del paesaggio, questa crudeltà del

    clima, questa tensione continua di ogni aspetto, questi

    monumenti, anche, del passato, magnifici ma incom-

    prensibili perché non edificati da noi e che ci stanno

    intorno come bellissimi fantasmi muti; tutti questi go-

    verni, sbarcati' in armi da chissà dove, subito serviti,

    presto detestati, e sempre incompresi, che si sono

    espressi soltanto con opere d'arte per noi enigmatiche

    e con concretissimi esattori d'imposte spese poi altrove:


    tutte queste cose hanno formato il carattere nostro,

    che così rimane condizionato da fatalità esteriori oltre

    che da una terrificante insularità d'animo.


    Giuseppe Tornasi di Lampedusa, II Gattopardo


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