Penza

Di Alphonse Doria
Siculiana, 5 giugno 2007

Chi ha pensato che ho commesso un grave errore di ortografia, consiglierei di non continuare a leggere, perché nutre così tanti pregiudizi da non lasciargli aperture mentali. Dicendola alla Renzo De Felice, è nutrito dal pensiero razionalizzante che gli farà rimbalzare qualsiasi concetto in opposizione o differente al proprio.
Chi ha pensato che ho voluto fare una provocazione allora possiamo discutere e confrontarci sulle nostre posizioni anche se differenti.

Chi ha letto semplicemente una parola scritta in siciliano, significando di pensare in siciliano, posso affermare che forse ne sa più di me e avrei voglia di ascoltarlo per imparare qualcosa ancora.
Io errori di scrittura ne faccio così tanti da sentirmi presuntuoso il solo accingermi a scrivere qualsiasi cosa. Me ne faccio un alibi, anzi più di uno. Il primo che non ho fatto una scuola elementare giusta, maggiormente il primo e il secondo anno. Messo in una classe di emarginati sociali, il primo anno sensa insegnante, il secondo con il professore Nanà (bonarma), terzo quarto e quinto etichettato minorato mentale e misu all’agghiuni. Ma su gli errori sia di ortografia che di sintassi vorrei aggiungere un contributo importantissimo che ho trovato con mia grande soddisfazione nel libro SICILIA scritto dal grande professore Giovanni Ruffino Editore Laterza a pagina 106 nel capitolo Dialetto e lingua nella scuola. Il quale afferma che la scuola è il luogo dove l’incontro tra siciliano e italiano può diventare “scontro”, talvolta con effetti traumatici. Le conseguenze saranno in tal caso molto negative sia sotto l’aspetto psicologico, sia nell’apprendimento della lingua italiana. (…) Bisogna invece favorire e valorizzare l’incontro tra il dialetto e la lingua. Sarà dunque necessario non mortificare - e anzi valorizzare - il patrimonio dialettale e al tempo stesso far maturare un uso corretto della lingua italiana, senza che ciò debba comportare l'abbandono del dialetto.
Ma cosa è effettivamente un errore?(…) bisogna convincersi del fatto che l'errore di lingua non deve essere considerato una trasgressione da punire con una «multa». L'errore è un fatto del tutto normale, inevitabile in chi sta apprendendo una lingua, che si può eliminare con un esercizio paziente, intelligente e - perché no - anche divertente. Ancora oggi nelle scuole, a maggior ragione quelle d’obbligo, la lingua siciliana viene demonizzata. Chi compie un errore di lingua ghettizzato e avvolte anche ridicolizzato, pensando le maestre di agire nel bene, invece fanno male il loro mestiere e male alla propria anima. Su questo argomento spero di potermi dilungare in avvenire, in occasione della premiazione sul 2° Concorso di Lingua Siciliana.
Il titolo scaturisce nella richiesta di chi legge di pensare un po’ in siciliano su alcune vicende che sinceramente mi fanno scaturire l’esigenza di scrivere e mettermi a confronto con quanti lo vogliono, ringraziando a questo straordinario mezzo democratico che è internet.
Mi ricordo sempre nella fatidica scuola elementare che una volta ogni tanto ci univano una classe femminile e una maschile per farci cantare in coro: Fratelli d’Italia, Il Piave mormorò e qualche altra cazzata del genere. Ora, anche se gli scolari non hanno bisogno di andare a trovare le compagnette perché sono tutte classi miste, e allora aveva la sua importanza… avverto che le canzoncine educatrici ci sono ancora. Una sta andando proprio di moda ed è quella del bravo Fabrizio Moro vincitore di Sanremo Giovane di quest’anno dal titolo PENSA. Navigando ho trovato il testo, è con una scarna punteggiatura, però tanto quanto basta per potere individualizzare bene il soggetto della frase a mio avviso incriminante.
Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perché hanno denunciato
il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
di faide e di famiglie sparse come tante biglie
su un isola di sangue che fra tante meraviglie
fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie
di una generazione costretta a non guardare
a parlare a bassa voce a spegnere la luce
a commentare in pace ogni pallottola nell'aria
ogni cadavere in un fosso.
Premesso che, tra i miei Eroi Siciliani (eroi nel vero senso della parola e Siciliani nel vero senso della parola) vi sono FALCONE e BORSELLINO. I quali hanno subito l’abbandono dello Stato Italiano e la manovalanza mafiosa. Quest’isola di sangue che è la nostra Sicilia anche se con tante meraviglie, concediamo la rima con conchiglie, massacra figli e figlie, è vero che fa rima ma il quadro che ne segue è quello di Bahgdad. Mi sorge un dubbio: Fabrizio Moro è mai venuto in Sicilia? Oppure l’immagine che ha è solo quella virtuale di un certo cinema e di una certa televisione? Ultimamente è stata messa in riedizione economica tutta la saga della PIOVRA… Avrà fatto sicuramente un’overdose! L’immagine di questa canzone sicuramente danneggia e danneggerà l’immagine tutta della nostra terra e soprattutto la nostra offerta turistica. Io non mi preoccuperei se rispecchiasse la realtà odierna, anzi metterei in evidenza come ho già fatto in precedenza. Ma non corrisponde alla realtà! E quel fricchettone di Pippo Baudo a gridare BRAVO! Non voglio rimarcare cose macinate e rimacinate sulla mafia. Ma cari insegnanti vi sembra opportuno dare impasto questa realtà virtuale della Sicilia ai bambini? Loro faranno subito un paragone con la vita di tutti i giorni: si chineranno la testa per le pallottole volanti, parleranno a bassa voce, spegneranno la luce perché la mafia li può colpire… Sappiamo bene che questa non è la vita di tutti i giorni; allora i nostri bambini distingueranno le verità della scuola con le verità della vita. Il risultato è semplicemente alienante, lo stesso di quando io cantavo Il Piave mormorò non passa lo straniero… oppure de-l’elmo di Scipio si è cinta la testa (…) siam pronti alla morte… A mio avviso, le istituzioni lo Stato si deve sentire, avvertire in maniera reale e non alienante. La LEGALITA’ non si insegna alle scuole si deve avvertire, vivere ogni giorno. Altro che parlamenti della legalità, e scorci di babbaluci e vari mestieranti della LEGALITA’. Individui, strani, messi sul podio a tenere lezioni di legalità a tutti, per mestiere. Nessuno obietta, nessuno critica, silenzio assoluto per paura di essere etichettato come mafioso. Anche questo silenzio è omertà!
Venerdì 1 giugno sul Giornale di Sicilia a pagina 5 ho letto con mezzo piacere che il Tribunale di Milano ha condannato la casa editrice Principato a risarcire cinquantamila euro alla Regione Sicilia e anche l’inibizione “dell’ulteriore ristampa del libro con i passi riguardanti la Sicilia”. Il libro in questione è di geografia adottato nelle scuole pubbliche GEO ITALIA le frasi infamanti: La Sicilia è in testa alle regioni da evitare perché la criminalità organizzata soffoca la società. (…)le periferie diventate inferni umani(…) la Sicilia è una regione autonoma con ampi poteri che riceve dallo Stato più di quanto produce. Nel 2003 l’allora assessore ai beni Culturali della Sicilia Granata ha interdetto l’uso del libro. La Casa editrice Principato gli ha fatto causa, sicuramente avrà pensato che le loro erano certezze da non potere smentire, come quelle di Fabrizio Moro che la scuola ha adottato dal festival di Sanremo. Per fortuna la Legge ha smentito questa infamia che continua alle spese di un Popolo che vuole vincere la rassegnazione di una continua colonizzazione e mortificazione identitaria.
Scusatemi gli errori.

(continua…)

Alphonsedoria

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