N° 4 : i frullatori delle televendite

Silvio Berlusconi è un grande! ebbene si! fatte le dovute considerazioni, prese tutte le precauzioni, valutati gli atti, giudicato l’ operato, estasiato dalla magica aura emanata dall’ induviduo, (precisando la mia più totale estraneità agli effetti di alcool e droghe) mi espongo al feroce tiro incrociato della critica elogiando le gesta dell’ imprenditore appena citato all’ inizio, poiché riconosco la libertà regalataci ovvero l’ alternativa alla tetra e oscura televisione di stato, quindi la possibilità di scegliere.

La televisione commerciale berlusconiana ha letteralmente colorato il grigio orizzonte dominato dalla tv governativa, cambiando il modo di vedere le cose, ma con le nuove programmazioni entrano dal tubo catodico nelle case degli italiani le sconosciutissime proposte commerciali, meglio note oggi con il termine di televendite.

Tuttavia, elogiare il cavaliere mi risulta difficoltoso, visto il più che ventennale bombardamento mediatico continuo al quale il pubblico italiano inconsciamente viene sottoposto con assidui messaggi pubblicitari.

Accertato scientificamente, incontestabilmente fermo sulla propria base a qualsiasi latitudine del pianeta terra, sua maestà il televisore dispensa verità, sogni, illusioni e soprattutto pubblicità.

Raccogliendo la pesante eredità lasciata dal carosello, le nuove tv commerciali cercano di colmare il vuoto dando alle generazioni orfane dello stesso tanta sana e buona pubblicità sfruttando una certa affinità meglio definire feeling presente nel dna televisivo dei spettatori plasmato da tanti anni di fedele militanza alla corte del carosello tremendo strumento di controllo delle masse: milioni di individui nelle prime ore serali incollati al televisore per seguire le avventure di una caffettiera o di una scatoletta di carne gelatinosa e di altrettanti odiosi eroi, una cozzaglia di misere parodie sui prodotti reclamizzati.

Ancora ai giorni nostri la neuropsichiatria non ha saputo dare una risposta plausibile, personalmente quando assisto a qualche replica di carosello all’ interno di un qualunque programma “culturale” dal sub-inconscio sale un irrefrenabile istinto primordiale di sfasciare letteralmente l’ apparecchio televisivo la demenzialità e la “pressappochezza” delle componenti di carosello non lasciano scampo a qualsiasi razionale considerazione.

Inizialmente poste nella fascia oraria della mattina, le televendite rivolte a un pubblico del tutto quasi femminile (si pensi alle casalinghe) potenzialmente acquirente, oggi occupano l’ intero palinsesto televisivo della maggior parte di emittenti minori e locali dove si vende di tutto dagli aggeggi infernali anticellulite alle pregiatissime tele del Rembrandt .

Imbarazzanti, irritanti, inverosimili le televendite rappresentano scenette dove viene proposto un mondo inesistente platinato, ovattato, dove tutti sfoggiano un sorriso a 137 denti senza nemmeno un accenno di carie! Odiosamente doppiate in malo modo subdolamente cercano di infinocchiare il povero spettatore fuggente dall’ atroce realtà della vita di tutti i giorni, il quale sedotto da questo ambiente idilliaco rifugge nell’ acquisto di prodotti convinto di migliorare la propria esistenza.

I prodotti quindi considerati come un’ ancora di salvezza, vengono proposti quale unico rimedio alla difficoltà, al male di leopardiana memoria del vivere, particolare attenzione meritano determinati articoli come il frullatore “croce e delizia” dell’ universo televendite, infernale attrezzo di ignota provenienza sulle quali origini fioccano leggende metropolitane a palate, sembra essere derivato da una non meglio precisata tecnologia aliena, è giunto sino a noi a benedire il futuro del mondo occidentale e non solo, perfetto e preciso nelle televendite: non ha paura di carne, carote, legno, pneumatici, orologi, piante ornamentali, telecomandi e tanti altri materiali vari, praticamente trattasi di bestia pericolosa in grado di tritare di tutto pure l’ ossigeno!

La seducente figura di un piccolo e indifeso macinino in grado da solo di approntare un intero pranzo di Natale rimane quindi irresistibile, del resto molte persone cercano di trovare soddisfazione nelle proprie capacità culinarie e non fanno mistero di queste con colleghi, amici e parentado, plagiati dal fascinoso apparecchio questo target di individui sono convinti di trovare un valido alleato in grado di assicurare supporto tecnico e morale considerandosi alla pari con i più provetti cuochi, di sicuro appartengono a un livello superiore del simpaticone “di turno”, vestito da chef, il quale affiancando la signora biondina “di turno” (ovvero una casalinga per niente stressata), vanta le immani possibilità del prodotto fingendosi un eminente esperto del settore della ristorazione affermando di usare nel suo mega-ristorante il fedelissimo macinino “di turno” sponsorizzato.

Un dettaglio non trascurabile riguardante i predetti robot da cucina è rappresentato da situazioni imbarazzanti, del tutto inimmaginabili al momento della televendita, generalmente all’ arrivo della spedizione del tanto sospirato e desiderato frullatore le aspettative vengono un po’ disattese, messo alla prova il silenzioso macinino tanto ammirato in tv si rivela diabolicamente rumoroso, generosamente elargisce delle amorevoli scosse elettriche, gli ingredienti da tritare a pezzettini vengono ridotti in poltiglia, tutto quello da ridurre in una delicata crema non viene neanche graffiato, in pratica probabilmente, forse, l’ articolo in questione non funziona tanto bene.

Ma quale è il problema! I call-center (altra piaga del mondo contemporaneo della quale parleremo in una trattazione a parte) relativi o facenti capo all’ azienda concessionaria dell’ articolo, se rispondono, invitano a mandare il prodotto acquistato in assistenza tecnica (coperta dalla presunta garanzia), peccato che tale laboratorio si trovi nella Botswana occidentale e per arrivare si deve fare scalo in Nuova Zelanda con il risultato dello smarrimento dell’ amico macinino! I poveri utenti finiscono in questo modo per rassegnarsi e rilegare il frullatore al semplice ruolo di soprammobile, comunque da esibire fieramente!

Le corporazioni dei televenditori : follettisti, galleristi d’ arte, gioellieri e associati, sicuramente avranno qualche cosa da obiettare sul presente argomento, ma in tutta sincerità possono incominciare a preoccuparsi perché si moltiplica il pubblico come lo scrivente: gente con la voglia di godersi le assurde scenette alla tv in quanto tali e non per il desiderio di tele-acquistare prodotti dalla dubbia utilità o meglio dalle difficoltose applicazioni nella vita di tutti i giorni, personalmente seguo appassionatamente le vicende di alcuni plantari sanitari in grado (così sostengono i protagonisti) di guarire i dolori fisici, ormai compagni di tutti i giorni, riallineando tutte le articolazioni dalle caviglie al collo, televendita correlata da schemi, grafici, e testimonianze dei “miracolati”.

Assistere comodamente a tali teatrini e riderci sopra, questo è il futuro al quale sono destinati tali procacciatori di immaginarie comodità, del resto bisogna rimanere dell’ idea secondo la quale i “buoni samaritani” venuti a migliorare la nostra vita non si vedono più da tanto tempo, forse non ci sono mai stati, certo non saranno i magici “frullatori delle televendite” a cambiare in meglio le nostre esistenze!

PDs