N° 5: Justin Timberlake

La zanzara famoso insetto appartenente all’ ordine dei ditteri sin dalla notte dei tempi si è distinta non tanto per il contributo (tra l’ altro dubbio) dato alla biodiversità dell’ ecosistema, ma per la metodica insistenza e la molestia con le quali adempie alla sua mansione principale: dare fastidio.

Al caratteristico sibilo, dannato flagello “zanzariero” , come ancestrale richiamo ad un antenato comune, assomiglia orribilmente il suono emesso  dalle corde vocali di un eclettico artista della pop music, indiscusso sovrano despota del panorama musicale mondiale sua maestà Justin Timberlake principe del falsetto.

Al secolo Justin Randall Timberlake (nome completo, il secondo nome si commenta da solo meriterebbe un capitolo a parte!) in giovane età (12 anni) riesce a entrare nel Mickey Mouse Club assieme alle sue future colleghe e/o fidanzate Cristina Aguilera  e  Britney Spears ( altre due eccellentissime menti perverse), nel 1996 compare nel firmamento musicale come componente degli ‘N Sync: una boy band nata dalla necessità di contrapporre un qualcosa alla tirannia mondiale dei Back Street Boys (altro pregevole collettivo di illustri luminari), dove canta fino al 2002 guadagnando celebrità e fama con brani come “Bye Bye Bye” (1999) certo non passato alla storia come pezzo rivoluzionario capace di ridefinire i contorni del pop, ma abbastanza orecchiabile, assillante e ipnotico per ondate oceaniche di giovani fanciulle ignare del “freudiano” significato con il quale hanno tentato vanamente di resettare il proprio cervello perchè non  riuscivano a capire nulla del pezzo a parte le parole “Bye Bye …… Bye Bye”,  tutto sommato un periodo felice quello passato negli ‘N Sync poiché imbrigliato nelle dinamiche e nei meccanismi della boy band Justin era limitato nell’ uso  del suo temibile timbro vocale e relativo falsetto malefico.
Nell’ anno di grazia 2002 il terrore scese dall’ etere e si abbatté sulle radio e sulla mia vita, Randall iniziò la carriera da solista proponendo l’ album “justified” seguito dall’ altro orrore “future sex / love sounds” con i quali cerca di attentare ai fragili equilibri tra musica e indecenza, nel caso in cui qualcuno  volesse aggiornare la bibbia, precisamente, la problematica riguardante le piaghe d’ Egitto potrebbe aggiungere la calamità canterina di J. R. Timberlake, libero dal ruolo di cucciolo indifeso nella boy band (non poteva fare altro!) con la sua insignificante voce  riproposta in  tutte le salse possibili e immaginabili si pone come dittatore totalitario e personaggio cool indiscusso, quindi  messia della “generazione MTV” tutta video clip e hamburger, con i suoi macabri vocalizzi, cantati e falsetti spadroneggia spavaldamente negli Ipod  dei più giovani, dettando regole e condizioni.
Odiosamente e forzatamente spaccone, si accompagna a dei rapper (o presunti tali) di colore (tipico esempio di razzismo al contrario) con i quali intrattiene apparentemente rapporti professionali: duetti, featuring, apparizioni nei video clip, produzioni varie, inoltre dell’ attrazione fra Justin e i rapper di cui sopra, si è discusso molto, indiscrezioni abbastanza solide asseriscono della stima di personaggi come Snoop Dog e 50 Cent non verso l’ artista ma nei confronti del “ragazzo” apprezzandone le terga  e le qualità interiori che vengono sondate attraverso metodi non convenzionali al “buon costume” ma sicuramente necessari affinché Randall possa mettere a completa disposizione dei colleghi tutte le sue risorse e ripagare così la stima e l’ affetto delle quali gode nei nobili simposi notturni dove assieme ai notabili accademici di colore si diletta a comporre e recitare brevi componimenti amorosi in greco antico, finito il baccanale detti componimenti vengono tradotti in inglese e appositamente “slangati” si trasformano in delle hit di successo, così la lingua degli antichi greci padri fondatori del pensiero razionale occidentale viene asservita alle leggi di mercato del capitalismo moderno.
Importante l’ aspetto misogino dei videoclip di Justin, (a riconferma delle presunte preferenze nei confronti dei colleghi rapper  appena detti) dove culi e tette vengono buttati a bizzeffe, non tanto per esaltare le qualità fisiche delle signorine preannuncianti intrinseche capacità intellettuali, morali nonché pratiche, ma per sminuirne volutamente la presenza a mero ruolo decorativo-ornamentale, le damigelle più o meno  in abiti succinti divengono inconsapevoli complici nel prodotto dove il Timberlake recita il personaggio del “gansta-rapper” tipo primi anni ’90 cresciuto ed educato dalla strada, al fine di migliorare il servizio per i fruitori finali si suggerisce ai truccatori di Justin di comprare al supermercato più vicino delle retine per capelli in maniera tale da renderlo molto  hispano e allo stesso tempo tanto macho da potersi definire realmente un “cane dominante” come il film dove ha recitato degnamente il solito canovaccio divertendosi a vestire i panni del  ragazzo difficile con problemi inclusi, tutto facile per chi può avere tutto dalla vita: soldi, macchine veloci, belle donne, rapper neri, cucina giapponese, hotel a dieci stelle, di certo  tanta roba.
Il meccanismo dello showbiz  è semplice ed intuitivo, l’ artista Justin lavora per un team di avvoltoi predatori del profitto ai massimi livelli, in pratica una multinazionale della discografia dispensatrice di soldi verso tutti i canali mediatici, con questo denaro i media organizzano eventi e premiazioni ove  il Timberlake viene incoronato trionfalmente, morale della favola? Justin  è un grande perché vince i premi finanziati dal suo entourage di rapaci notturni, media e casa discografica hanno un ritorno monetario nelle proprie casse (già piene e strapiene!) perché la gente è convinta di aver trovato un nuovo poeta contemporaneo capace di cantare le problematiche generazionali, il disagio giovanile  e tutte le pippe mentali connese, quindi ne compra i dischi.
Qualsiasi altra persona, che, come lo scrivente: odia, detesta, non sopporta il personaggio, o almeno vorrebbe ascoltare un po’ di radio in macchina senza ritrovarselo per circa sei - sette networks  consecutivi con le sue insignificanti proposte canterine di bassa serie senza capo ne coda, è costretta a sorbirsi tale lamento lagnoso ad un intervallo prestabilito di tempo, discorso comunque da estendere pure agli altri “artisti” statunitensi appartenenti alla stessa tribù di Randall con i loro capolavori ritmati fino all’ esasperazione, insensati e dal cantato incomprensibile anche agli stessi americani, vedi l’ esempio rappresentato da Rihanna una ragazza caraibica entrata nella scuderia del “re mida” della pop music ovvero l’ Ing. Jay-Z capace di confezionare incredibili pacchi musicali dove non ci si capisce una mazza come la canzone dell’ ombrello dagli indubbi messaggi subliminali, infatti le previsioni di vendite dei massimi produttori mondiali di ombrelli sono ottime, dopo una estate di massicci bombardamenti radiofonici (e non) su larga scala, ci si aspetta una folle corsa planetaria all’ ombrello.
Visto e considerato il già consolidato patrimonio finanziario di Justin, per la pace e la tranquillità del quieto vivere è auspicabile un suo precoce ritiro dalla scena musicale tale da disintossicare l’ intero circuito mediatico dal suo fastidiosissimo cantato snervante ed opprimente, facendo quindi leva sulla sua  presunta solidità economica lo si invita a lasciare spazio senza avere rancore nei riguardi di chi scrive una veritiera critica sullo stato di fatto delle sue proposte musicali e artistiche.

Ciao J. R. Timberlake! Comprati un ombrello e sparisci.

PDs